La cooperazione transfrontaliera

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La rilevanza del partenariato sta nel aver coinvolto, per la prima volta, tutti i porti dell’Alto Adriatico sui temi della sicurezza e della tutela dell’ambiente in ambito portuale, promuovendo una “logica di sistema” in tali settori, individuati come priorità comuni, e creando una rete permanente di carattere transfrontaliero volta a migliorare le metodologie di lavoro.

Di fatto, cooperano al fine di indivisuare soluzioni comuni le principali aeree portuali dell’Alto Adriatico che rappresentano i principali centri di flusso di trasporto merci sia in partenza che in arrivo, via mare e via terra, e quindi costituiscono dei siti ad elevato rischio tecnologico (soprattutto con riferimento al trasporto di merci pericolose). In particolare, sul versante italiano, i principlai siti industriali sono concentrati nelle aree industriali del Porto di venezia (marghera), Ravenna e Trieste, ed eventuali fenomeni inquinanti potrebbero riperquotersi con gravi danni nell’intera area di cooperazione.

La cooperazione viene garantita dall’interesse comune a rafforzare le sinergie per migliorare il posizionamento del sistema portuale dell’Alto Adriatico nel mercato globale. Segnali in questa direzione erano già chiaramente emersi con il Memorandum of Understanding – sottoscritto il 17/03/2009 dall’Associazione dei Porti del Nord Adriatico (NAPA), costituita tra i porti di Rieka, Koper, Trieste, Venezia e Ravenna, per la creazione di una stabile partnership che assicurasse una cooperazione volta a aumentare la competitività dei porti del Nord Adriatico.

Competitività che, in accordo con la Strategia Europa 2020 che punta a rilanciare l’economia dell’UE nel prossimo decennio passa anche attraverso una crescita sostenibile, fondata su un’economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più solidale.
Oggi la rete dei partner è costituita da:

  • Autorità Portuale di Venezia che, in base all’esperienza maturata nella gestione delle problematiche ambientali connesse alla zona industriale di Porto Marghera e le aree lagunari, è capofila del progetto e responsabile per le attività di comunicazione e definizione di un modello transfrontaliero di monitoraggio, valutazione e intervento dei rischi derivanti dalla movimentazione di merci pericolose.

  • Autorità Portuale di Ravenna che coordina le attività volte a promuovere l’integrazione dei sistemi di prevenzione dei rischi industriali in ambito portuale mediante la definizione di un sistema transfrontaliero di valutazione integrata e gestione dei rischi medesimi.
    Porto di Koper che coordina le attività volte alla creazione di un modello comune per la valutazione degli effetti dello sversamento in mare di sostanze inquinanti e per la determinazione di modalità di disinquinamento.

  • Autorità Portuale di Trieste che è responsabile delle attività finalizzate al miglioramento della sicurezza dei lavoratori in ambito portuale mediante la definizione di sistema condiviso nella raccolta, codifica e valutazione dei dati relativi agli infortuni in ambito portuale.

  • Azienda Speciale per il Porto di Chioggia (ASPO), coinvolta nell’implementazione di tutte le attività del progetto, sia quelle tecniche sia quelle legate alla gestione e disseminazione dei risultati del progetto.

  • Il porto di Monfalcone e il Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area dell’Aussa-Corno, coinvolti nell’implementazione del progetto, con un ruolo specifico nelle attività di definizione di un sistema condiviso nella raccolta, codifica e valutazione dei dati relativi agli infortuni in ambito portuale e di un modello trasfrontaliero condiviso sui rischi derivanti dalla movimentazione di merci pericolose.

  • Università del Litorale di scienze naturali e tecniche di Capodistria, Istituto Andreij Marušič, che coordina il gruppo di lavoro transfrontarliero al fine di definire un modello comune per la comprensione delle dinamiche regionali dell’atmosfera con riferimento alle emissioni del comparto portuale.